O mamma mia se…

ovvero quando l’ansia la fa da padrona

Ti è mai capitato di essere a letto, a fine giornata e di ripassare mentalmente le cose da fare il giorno dopo?

E nel fare l’elenco delle attività, non riesci ad addormentarti perché ti senti sopraffatto/a da quel bruciore alla bocca dello stomaco, la testa diventa pesante e una vocina ti risuona nelle orecchie dicendo “oh mamma e se non riesco a fare tutto, perché mi dimentico qualcosa per strada?”

ANSIA
Notte insonne, pensieri che tornano e ritornano e il giorno dopo inizi la giornata con zero energie per evadere la “to do List” che ti ha preoccupato la sera prima.
“Eh, non è mica semplice incastrare tutto: famiglia, figli, lavoro, casa e magari ti consigliano di trovare anche del tempo per te, ma quando, con tutte queste cose da fare?” Vero.

Come fare allora per gestire questa sensazione di dover svuotare l’oceano con un secchiello?
Semplicemente respira.

Detta così sembra facile, anzi banale e invece se prestiamo attenzione a quando quella sensazione di pressione, che chiamiamo ansia, si impadronisce di noi, tipicamente la nostra respirazione diventa corta e frequente o, addirittura, andiamo in apnea.

Ecco che anche respirare diventa tutt’altro che semplice. Sia lo yoga pranayama, sia la meditazione utilizzano la respirazione quale strumento preferenziale per la gestione di questa emozione secondaria, l’ansia, che deriva dalla paura di un futuro incerto minacciosamente incombente.

Come già scritto nell’articolo https://www.openyourdoor.it/emozioni/non-si-puo-vivere-in-balia-delle-emozioni-sono-una-persona-razionale-io/ il ruolo delle emozioni è fondamentale per la nostra sopravvivenza quindi anche l’ansia svolge una funzione protettiva nei nostri confronti.

Quando però riduce la qualità della nostra vita, dobbiamo correre ai ripari e imparare a gestirla. Quale mezzo migliore di qualcosa che abbiamo sempre con noi, i polmoni, e che possiamo mettere in campo rapidamente grazie alla respirazione diaframmatica. Il Pranayama include tecniche di respirazione utilizzate dallo yoga ed anche il meccanismo, attraverso il quale, è possibile assorbire e controllare il “prana”, cioè l’energia votale, allo scopo di rendere stabile, forte e tranquilla la mente, risvegliando così le potenzialità latenti e spesso ignote.

Prana infatti significa “soffio vitale che riempie l’universo” e tutti noi iniziamo la vita con un’inspirazione e la finiamo con un’espirazione.

Ayama significa “espansione” o “estensione” quindi l’unione di queste due parole significa assorbire l’energia vitale dell’universo attraverso le mucose nasali, come anche i recettori nervosi di tutto l’apparto respiratorio, lingua e gola comprese per espandere l’energia vitale nel corpo così da portare stabilità alla mente e permette di raggiungere un livello superiore di consapevolezza.

Dal punto di vista fisiologico, sappiamo che bastano appena due minuti di respirazione diaframmatica per ossigenare tutte le cellule del nostro corpo, con la conseguente riduzione della pressione arteriosa ed il rallentamento del battito cardiaco da cui la sensazione immediata di rilassamento e di un generalizzato stato di calma.

Alcuni autori di studi scientifici, ad esempio Barsotti, Bottaccioli e Payne, osservano come la respirazione diafframatica porti equilibrio tra il sistema nervoso simpatico, quello preposto a far fronte alle situazioni di stress e quello parasimpatico che si occupa invece delle situazioni di riposo e di stabilità.  Un equilibrio a livello del sistema nervoso, ci fa percepire più facilmente situazioni di pericolo, provocando stress che, prolungato nel tempo, finisce con l’alterare il sistema immunitario ed endocrinologico.

Preoccuparsi significa letteralmente occuparsi prima del tempo di qualcosa che forse accadrà, o forse non accadrà. Le parole che ci diciamo e che vengono emesse dalla nostra vocina interiore hanno il potere di far avverare proprio le situazioni che vorremmo evitare.

Nel 1948, nel suo libro “Teoria e struttura sociale”, il sociologo Robert K. Merton descrisse il concetto di profezia che si autoadempie o autoavvera per indicare tutti quei casi in cui una supposizione, per il solo fatto di essere creduta vera, si realizza, confermando la propria veridicità malgrado inizialmente fosse infondata.

L’esempio che Merton fornì, parlava di risparmiatori che, temendo un crollo finanziario di una determinata banca, correvano a prelevare tutti i loro risparmi dalla banca stessa, determinandone così l’effettivo crollo. Allo stesso modo, preoccuparsi la sera prima della moltitudine di cose da fare il giorno successivo, temendo di dimenticare qualcosa e non attuando una strategia per ricordare il tutto, creerà il comportamento ideale per incorrere proprio nella situazione tanto temuta.

In conclusione l’ansia è un’emozione che, quando bene gestita, è molto funzionale per farci raggiungere i nostri obiettivi.

Nel momento in cui il suo livello diventa oppressivo, abbiamo la possibilità di intervenire respirando. O meglio, imparando da subito qualche tecnica di respirazione da poter mettere in atto proprio al bisogno, ma senza alcun tipo di controindicazione.